Impudicizia 1991 Work | 2027 |

Nelle settimane successive, la casa divenne un laboratorio. Francesco provò le voci delle frasi come chi prova degli abiti nuovi: comprò un cappello di paglia e lo tenne vicino alla porta; andò al mare in una mattina fredda e rimase a guardare le onde finché le mani non si erano intorpidite; scrisse una poesia e la strappò; andò a un concerto che non avrebbe mai pensato di apprezzare. Ogni gesto era un piccolo riscatto.

"Non dirlo a nessuno. Io sono più felice così — impudicizia." impudicizia 1991 work

Il vecchio Francesco sedeva sul bordo del letto, con le mani incrociate come se stesse pregando o cercando di fermare un tremito. Aveva il volto scavato dal tempo; la pelle sulle guance era sottile come carta da lettere. Guardò il ritratto appeso sopra l'armadio: una donna giovane, gli occhi grandi, labbra serrate in un sorriso che non raggiungeva il viso. Lei si chiamava Elena, era stata sua moglie per trentadue anni, morta sei settimane prima in un ospedale di città. Nelle settimane successive, la casa divenne un laboratorio

"Impudicizia," scrisse, "non è un peccato, ma un modo di onorare la propria naturalezza. È la piccola ribellione contro l'imbalsamazione della vita quotidiana." "Non dirlo a nessuno

"Se stai leggendo questo — scriveva Elena — vuol dire che io ho avuto il coraggio di mettere in parole quello che mi faceva sorridere. Non voglio che la mia vita sia ricordata solo come un mestiere di cura e di doveri. Ho desiderato certe cose che non posso confessare senza sentirmi ridicola. Le chiamo impudicizie: le mie piccole ribellioni che mi hanno fatto sentire viva. Ti lascio la lista, imparala. Se puoi, usala."